Andrea e la malattia parte 2

Ogni bambino viene al mondo per ricordare e mostrare ai genitori qualcosa della loro natura che essi hanno dimenticato. I bambini sono una responsabilità, ci cambiano la vita ed è giusto che sia così.

Nel nostro secondo incontro, i genitori di Andrea, mi dissero che il bambino era stato una settimana a casa con polmonite, dopo era tornato al nido e la settimana dopo ancora era a casa con laringite e bronchite. Essendo in quel momento un bambino di 1 anno cercai di spiegare a loro una cosa molto semplice ma non scontata:

La congestione è il sintomo alla nostra incapacità nel lasciar andare le situazioni che viviamo ed i pensieri e le emozioni che ci colpiscono ogni giorno. I pensieri e le emozioni cosiddette ‘’negative’’ (quali: rabbia, paura, tristezza) devono essere compresse e accettate in modo da liberarcene, esse fanno parte di noi. Bloccarle e reprimerle crea l’intasamento, crea una bolla dentro di noi che quando però viene mossa, rilascia nel nostro corpo pezzi di sentimenti negativi (tossine). Accettarle permette la trasformazione che non deve necessariamente cambiare la tristezza in gioia, ad esempio, ma farcela vedere da un’altra prospettiva nella quale capisco la mia tristezza, l’accetto, la rendo mia, la vivo ed accolgo ed essa si scioglie dopo essersi “sfogata”. Se mi rendo consapevole di questo processo la mia emozione non mi controlla, ma mi insegna e io imparo a riconoscerla sempre meglio. I bambini soprattutto se piccoli non possiedono ancora la capacità di esprimersi con le parole, perciò lo fanno con il corpo, con il pianto o coi gesti, con lo sguardo o coi versetti e tocca a noi genitori capire i loro segnali. Un genitore che incoraggia al bambino a non piangere perché è da “femminucce” oppure da “fifoni” non permette al bambino di accogliere e comunicare il suo sentire; un genitore che non permette a suo figlio di comunicare qualsiasi emozione lo reprime e condiziona facendolo sentire in colpa. La repressione dei sentimenti o delle emozioni sono la causa principale dei malesseri alla gola e alle vie respiratorie dei nostri figli.

“Ah, ma la pioggia, il freddo, ecc.”  Sebbene possano essere condizione nelle quali possiamo essere più a rischio tutto dipende da ciò che stiamo anche vivendo, come abbiamo detto in precedenza il terreno dentro di noi deve essere fertile per permettere la proliferazione della malattia. Ma no, non è la natura ad ammalarci siamo noi sempre a colpevolizzare l’esterno senza guardare ciò che succede dentro. È facile dire: “ha presso un colpo di freddo ed è per quello che ha il raffreddore” a dire: “sembra che in questo periodo ci siano troppe cose non ben vissute.”
Abbiamo sempre bisogno di distrarci, di dare la colpa agli altri o al mondo esterno, in fine, di avere delle scuse per non guardarci dentro e capire la radice dei problemi. In sintesi, possiamo dire che la congestione proviene dal trattenere ciò che non ci serve, i bambini trattengono memorie, pianti, desideri, pur di compiacere i genitori, perché nessun bambino vorrebbe deludere la sua figura di riferimento, ma anche emozioni che credono proprie ma che appartengono a persone vicine, ed è proprio qui che il genitore deve facilitare il processo, aiutando al bambino ad esprimersi senza paure e condizionamenti, dandole una spinta per parlare e lasciare andare ciò che lo turba ed accogliendo ogni emozione del bambino. Se io come genitore sono molto arrabbiato per una X situazione è probabile che questa rabbia mio figlio la faccia sua e mostri segni di rabbia, tristezza, ecc. perché i bambini sono empatici e sensibili, sentono le emozioni di chi sta vicino.

Faccio una parentesi per fare un esempio di questo che ho appena detto: ho avuto problemi al lavoro, arrivo a casa, stanco, deluso, triste e arrabbiato, mio figlio però appena mi vede mi sorride, mi cerca e vuole vicino; internamente ho voglia di stare da solo perciò mi chiudo nella mia stanza e lascio mio figlio con l’altro genitore, mio figlio però insiste nello starmi vicino e quindi bussa fortemente alla mia porta, piange se viene respinto o addirittura si arrabbia se non rispondo, esco e sto vicino a lui, ma lui sente il mio stato d’animo nel tentativo di farmi star meglio cerca di farmi giocare (per farmi dimenticare tutto) oppure mi sta proprio incollato. In quel momento mio figlio si arrabbierà perché per lui esiste solo il PRESENTE e quindi ORA vuole me che sono finalmente a casa, ORA vuole vivere il momento al massimo ma io sono distratto dalla mia mente che continua a pensare alla situazione che ormai fa parte del passato, ed è qui che lui mi fa da specchio, e quello per cui si arrabbia o si frustra e per ciò che turba me anche se non sa cosa sia, riflettendo la mia emozione può però insegnarmi che l’unico momento che conta è: Adesso.

Nel caso di Andrea non è la freddezza della stagione a farlo star male, bensì la freddezza del contatto che riceve ogni giorno (dal contatto all’asilo dove non ha un rapporto 1:1 bensì è un bimbo in più, al contatto con chi lo bada anche dopo l’asilo che non può dargli il calore famigliare di cui ha bisogno). Non è un caso che lui si ammali soprattutto durante il periodo invernale e che giustamente in quel periodo abbia iniziato a frequentare l’asilo nido. Sappiamo che non c’è calore come quello del amore e la compagnia dei propri genitori. Nessuno può trattarlo e capirlo tanto bene quanto lo potrebbe fare la sua mamma. Andrea non ha una figura di riferimento, se qualcosa lo spaventa piange ma cerca di consolarsi da solo perché ha creato il meccanismo di difesa che genera lo stress e la rassegnazione. Andrea può a volte non piangere proprio perché si è rassegnato.

”Il bambino apprende a negare il dolore psichico e a registrarlo come dolore corporeo, implodendo in esso il groviglio delle sue emozioni e inibendo la capacità di simbolizzare.” – Winnicott D.W. 

Quindi per Andrea le situazioni di distacco quali  la nascita con parto cesareo, il distacco precoce dalla madre, il passare poco tempo circondato di natura e con estranei ed tante ore senza vedere almeno uno dei genitori sono tutte cose che creano un malessere. Non bisogna essere medico per capire che il suo disagio va oltre i confini del suo corpo. E che i suoi sintomi fisici sono un riflesso del suo malessere interiore.

”I bambini, quanto più sono piccoli, tanto più utilizzano il corpo come “il luogo ed il mezzo” privilegiato attraverso il quale esprimere il proprio malessere. Il corpo è infatti il primo mezzo con cui il bambino si pone in relazione con le figure significative e per questo motivo diviene luogo di veicolazione di importanti significati riguardanti la qualità dei propri legami affettivi e della strutturazione del Sé.”- R. Gaddini (1970)

Come ho detto ai genitori il lavoro è importante, i soldi ci servono per vivere, ma che senso ha tutto ciò se alla fine spendiamo tanti soldi in più, piuttosto di occuparci dello stare vicino e della salute dei nostri figli? Nei primi anni i figli hanno più bisogno di contatto che di vestiti e giocattoli. Quindi come aiutare Andrea?

Soluzioni date:

1. Se è possibile che uno dei genitori riduca le ore lavorative, in modo da lasciare il bambino per meno ore all’asilo, almeno fino a quando il bambino sia più autonomo.

2. Che ogni momento trascorso in famiglia sia qualitativo, che non si parli solo di soldi, lavoro, problemi, ecc. ma di come si sta e soprattutto di modi per risolvere le difficoltà, così come semplicemente passare dei momenti senza parlare osservando come il bambino è cresciuto, come ci si è cambiati, e scambiando sguardi e parole amorevoli.

3. Dare al bambino la possibilità di avere più contatto con la natura, anche quando c’è la stagione fredda, uscendo a posti al aperto, facendo passeggiate, facendolo esplorare tutta la vita che lo circonda.

4. Avere un’alimentazione più naturale: tantissima frutta fresca di stagione, verdure, alimenti poco confezionati, cereali integrali, meno carne e latticini, meno dolciumi. Come dico sempre: che il carrello o le ceste di frutta e verdura in casa siano più piene di quanto lo sia la dispensa e il frigo.

5. Se lo si desidera considerare di avviare nuovamente l’allattamento materno, seguiti da uno specialista in allattamento.

6. Più contatto con i genitori, coccole, abbracci, tenerlo più in braccio, utilizzare magari un supporto che permetta il contatto e dia più libertà al portatore, quali marsupi, fasce, mei tai, ecc.

Cosa hanno fatto i genitori di Andrea:
Hanno deciso di fare lavori a turni rotativi e uno di loro ha ridotto le ore lavorative.
Hanno iniziato a portare il bimbo a fare passeggiate all’aria aperta e hanno spostato il lettino di Andrea nella loro stanza nuovamente. Hanno creato una routine per dormire e per il risveglio. Hanno deciso di mandarlo al nido per meno ore e al livello di alimentazione hanno iniziato ad essere più presenti al momento di mangiare, preparando il cibo di Andrea con ingredienti che hanno in casa e perciò non comprando più quelli pre-confezionati. I primi giorni, hanno visto come suo figlio aveva paura di fare cose davanti a loro, del tipo avvicinarsi alla porta per uscire o prendere qualcosa dai loro piatti. In 3 mesi anche se stava per iniziare l’altro periodo invernale è stato senza ammalarsi delle vie respiratorie, nonostante ciò frequentando il nido ha presso qualche malattia virale, ma comunque risolta in fretta. Dopo 4 mesi, sua mamma mi ha chiamato per ringraziarmi e dirmi che finalmente suo figlio sorrideva a loro e che si era sbloccato tanto al livello motorio. Dopo 6 mesi sono andata a trovarlo ed era un bambino totalmente diverso, era inverno e non stava male, i suoi genitori mi hanno detto che aveva avuto solo qualche giorno il naso che colava e poi era passato tutto. Non aveva più catarro o congestione. Sua mamma mi ha detto che una cosa che aveva capito era che lui aveva bisogno di sicurezza e quindi ha iniziato a stargli vicino a volte senza intervenire ma incoraggiandolo, ha iniziato anche a consolarlo durante il pianto trasformando le frasi ”non si piange; non fare così; non si fa così” in ”amore lo so che ti sei spaventato (o sei triste) ma sai che io sono qui; lo sai che quando piangi la mamma è accanto a te, vero?” o semplicemente abbracciandolo e tenendolo vicino a sé senza dire nulla.

Tutte queste cose insieme alla felicità che manifestava Andrea mi hanno confermato il fatto che i bambini hanno bisogno di noi. Che ciò che conta è il contatto e non le cose materiali, che l’amore è insostituibile e che la nostra presenza nelle loro vite è importante tanto quanto lo è il nostro contatto e la nostra attenzione. Che l’amore per i nostri figli dev’essere incondizionato. Questa storia mi ha fatto capire che l’unico modo per creare una società consapevole, basata sull’amore ma soprattutto con persone comprensive ed empatiche, è quello di essere tutto ciò per i nostri figli. Se vogliamo che loro siano autonomi dobbiamo dargli la sicurezza e la libertà di esprimersi e di vivere; dobbiamo stare con loro quando sono ancora ”vulnerabili” e quando ci necessitano e non quando non hanno più bisogno.

A volte gli adulti (soprattutto le mamme) pretendono che ad 1 anno i bambini siano indipendenti e autonomi e che diano libertà a loro di tornare a fare ciò che facevano prima di avere figli…ma quando arriva il momento in cui i figli se ne vanno di casa, piangono e vorrebbero prendersene ancora cura di loro. Il periodo infantile è unico ed irripetibile ed è in esso che dobbiamo permetterci di essere flessibili invece di rigidi come spesso pensiamo.

Il lavoro di un genitore è comprendere, accompagnare e amare incondizionatamente i figli per rendere essi altrettanto comprensivi, capaci di amare incondizionatamente e di accompagnare i loro figli.

Godiamoci i nostri figli dando loro il meglio di NOI.


Bibliografia:

  1. Winnicott D.W., “Dalla pediatria alla psicoanalisi: patologia e normalità nel bambino”. Martinelli, 1975
  2. Gaddini R., “Medicina psicosomatica in pediatria”. Minerva Medica, 1970.

 

About the Author:

Amanda
Laureata in scienze umanistiche con specializzazione in musica e lingue straniere. Antropologa e fotografo amatoriale. Pedagogista con vasta esperienza nel campo dell'insegnamento della musica e delle lingue. Interessata nella ricerca personale per evolversi come essere umano. Di mente creativa e forte iniziativa. Amante della vita, il continuo imparare che essa fornisce e la meditazione.

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