L’innato dono dell’uomo

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Se pensi di sapere tutto sul processo d’apprendimento e dell’educazione preparati a leggere qualcosa di importante che potrebbe mettere alla prova e questionare le tue idee. L’innato dono del uomo è IMPARARE e quindi come mai i nostri bambini sono svogliati e non hanno il desiderio di tale capacità? Perché i nostri giovani sono così stufi della scuola? Perché il sistema misura la quantità della conoscenza e non la qualità del processo individuale d’apprendimento? Perché non troviamo divertente, appassionante e interessante l’imparare?

Ogni essere umano ha questa capacità (e credo sia proprio il perché della nostra esistenza). Ma che cosa possiamo fare in modo tale da rendere migliore il processo dell’imparare? Dopo aver capito che il dono innato del uomo è imparare possiamo affermare che per ciò bisogna essere ispirati, interessati, rilassati, in contatto con la natura ma soprattutto godendosi la vita.

Sin dalla nascita iniziamo ad imparare e per esso utilizziamo I nostri sensi: Osserviamo in modo da imitare. Ascoltiamo per capire. Tocchiamo per sentire. Gustiamo e odoriamo per capire di più su ciò che ci circonda. Quando siamo più grandi iniziamo a dare senso alle cose utilizzando il nostro cervello per salvare in esso le memorie e gli apprendimenti  avvenuti nei primi mesi e anni di vita ed è qua che iniziamo ad utilizzare le cose che abbiamo imparato/acquisito (linguaggio e motricità) per fare domane e trovare risposte. Le risposte possono venire dalla ricerca, dal domandare, dal testare ed sperimentare, dal leggere ciò che altri hanno fatto ma possono anche venire dal profondo del nostro essere.
Ma allora, perché il sistema scolastico fallisce ancora?
Come ho detto prima, per imparare ci deve spingere la curiosità e dobbiamo trovarci in uno stato di apertura (rilassati). 1° il nostro sistema non incoraggia l’osservazione, 2° maggiormente non permette domande fuori tema o spontanee in quanto possono dilungare la discussione stabilita dal insegnante. 3° il sistema provvede un ambiente finto, controllato che mette gli allievi dentro una scatola (aula) e solo con coetanei (il che non dà la possibilità ai bambini di imparare a relazionarsi con chi di età diversa. 4° un adulto guida la classe, controllando la discussione, e misurando l’intelligenza degli allievi in base a ciò che riesce a memorizzare. L’insegnante decide in base ai programmi dalla scuola i temi da discutere. Questo sistema atrofizza la nostra capacità di imparare, ci lascia senza voglia e limita la nostra innata curiosità. Iniziamo ad essere spettatori delle nostre vite. Iniziamo ad essere passivi invece di curiosi, avventurosi e attivi. A scuola gli allievi non sempre imparano ciò che gli interessa. Se invece provvedessimo ai bimbi gli strumenti per cercare risposte alle loro domande senza essere invasivi e soprattutto senza intervenire risolvendo e facendo tutto al posto loro, essi imparerebbero a cercare ciò di cui hanno bisogno e sarebbero gioiosi del imparare.

Divido il processo d’apprendimento in 5 fasi principali:

  • Curiosità – genera domande e interesse in qualcosa
  • La formulazione di domande
  • Ricerca
  • Soluzione e Comprensione
  • Condivisione dell’apprendimento

Se la curiosità non muove le nostre ricerche, possiamo ben capire qualsiasi cosa, ma sarà sempre in maniera superficiale, per cui il rischio che le informazioni siano dimenticate è maggiore. La formulazione di domande avviene spontaneamente ed inizia quando i bambini hanno un po’ di padronanza del linguaggio verbale e della comprensione di esso, ciò avviene intorno al 3° anno di vita, ed è in questo periodo in cui vogliono capire tutto ciò che li circonda. Alcuni la chiamano la fase del Perché? ma dobbiamo capire che più il bambino chiede più grande è ed diventa la sua curiosità. Siate grati e felici se i vostri figli non vi danno un attimo di tregua con le domande e ascoltate le loro domande con attenzione, non rispondete solo per rispondere e soprattutto non rispondete se non sapete la risposta, ma mostrate a loro interesse e dateli una mano a trovare le risposte mostrandoli come ricercarle.

Insegnando (guidando) i nostri figli a cercare da soli e con i diversi metodi saranno e si sentiranno indipendenti ma soprattutto accompagnati, amati e sostenuti, pronti per la addentrarsi nella prossima fase: la ricerca.

Perfino il metodo scientifico stabilisce che prima di fare una ricerca bisogna avere un problema o un quesito da risolvere o rispondere. È attraverso la ricerca che possiamo chiarirlo e risolverlo. Alla fine di una ricerca l’individuo può finire per a.) avere ancora più dubbi, oppure b.) aver trovato la risposta di cui aveva bisogno. Se arriviamo al punto a.) dobbiamo ritornare a fare nuove ricerche utilizzando anche altri metodi; mentre se siamo al punto b.) possiamo passare alla fase della soluzione e della comprensione.

Quando risolviamo un problema o chiariamo dei dubbi ci sentiamo soddisfatti. Questa sensazione è quella che incoraggia all’individuo a cercare ancora ed a imparare in modo intrinseco e naturale. I bambini non hanno bisogno di una motivazione esterna, anzi essa può essere abbastanza dannosa, non hanno bisogno di premi per amare l’imparare e nemmeno di punizione quando sembrano fallire. Quello di cui hanno bisogno è di noi, del nostro amore incondizionato e del nostro sostegno; ma anche di tempo e spazio per esplorare le loro passioni e fare ciò che amano. Quando facciamo le cose per OBBLIGO perdiamo interesse nel compito ed è proprio per questo che i premi e le punizioni non funzionano.

Nelle scuole tradizionali di oggi gli insegnanti sono obbligati a coprire un materiale preciso dettato dal ministero, ma il problema non è solo questo, bensì il modo passivo in cui si trasmette l’informazione. Il modo passivo di ricevere informazione non è così efficace come pensate, e può addirittura essere molto pericoloso sennò tossico per i nostri bambini. Come? Beh, possiamo dire che il bambino confonde la conoscenza col sapere o meglio la memorizzazione con l’imparare. (Se hai capito quest’ultima frase sei nella strada giusta). Proprio per questo la maggior parte dei bambini è insoddisfatta della scuola arrivando perfino ad “odiare” lo studio. Questo potrebbe spiegare come tanti abbandonano gli studi.

Ritornando alle fasi del processo possiamo dire che una volta trovata la soluzione al problema siamo pronti a comprendere il tutto. Per far sì che il processo della comprensione sia proficuo il bambino ha bisogno di tempo per ri-elaborare tutto in modo da renderlo suo e salvare l’informazione acquisite. In questo momento il tempo è cruciale, ed ognuno ha i suoi ritmi, questa è un altro problema delle istituzioni scolastiche (il tempo). A scuola tutti devono saper rispondere le domande degli esami nello stesso momento, hanno la stessa quantità di tempo per prepararsi ed un tempo limitato per dare le risposte. Alla fine se mischiamo il fatto di non avere tempo sufficiente per ri-elaborare le informazioni ed investigare con la propria testa alla possibilità che sia un tema che non ci interessa e alla pressione e competizione che ci chiede il sistema possiamo capire il perché i bambini odiano studiare.

Natalie Portman una volta disse:
‘’A me non piace studiare. Lo odio. Io amo imparare. Imparare è bellissimo.’’

Non mi interessa screditare né parlare del sistema scolastico, ma quando si parla di educazione è inevitabile. Come esseri umani abbiamo la capacità di memorizzare fatti, eventi, ecc. Ma è per caso la memorizzazione sinonimo del imparare? Non lo credo affatto. Alcune cose possono essere tenute nella memoria giusto perché le consideriamo utili ma altre sono solo utili a dare risposte a domande in esami, risposte che poi vengono cestinate.

Quando si comprende una cosa, la si fa parte di se stessi, della propria conoscenza ed è difficile che sia dimenticata. La comprensione ci porta all’ultima (ma non per quello meno importante) parte del processo: la nostra capacità di spiegare e condividere ciò che abbiamo appreso. Quando si è capaci di spiegare ad altri nei modi più semplici i risultati delle nostre ricerche o le risposte dei nostri dubbi, dimostriamo che abbiamo veramente compreso tutto quanto e proviamo soddisfazione e gioia nel condividerlo, non c’è vergogna ma piacere e sicurezza nel farlo.

E con questo porgo la mia domanda finale ai genitori, quando forzate i bambini a studiare in maniera passiva spesso vietandoli distrazioni, l’ozio e il gioco,  che cosa pretendete da loro? Un voto o la conoscenza?

”Quando si spingono i figli a concentrarsi sull’ottenimento di voti più alti, si possono verificare 3 possibilità: la perdita di interesse nei confronti dello studio; il tentativo di evitare i compiti più impegnativi; una minor tendenza a riflettere in maniera critica e approfondita

[…] più il bambino si concentra sui voti, più la sua naturale curiosità per il mondo rischia di svanire.”- Alfie Kohn

2017-11-01T18:02:47+00:00 Famiglia, Pedagogia|0 Commenti

About the Author:

Amanda
Laureata in scienze umanistiche con specializzazione in musica e lingue straniere. Antropologa e fotografo amatoriale. Pedagogista con vasta esperienza nel campo dell'insegnamento della musica e delle lingue. Interessata nella ricerca personale per evolversi come essere umano. Di mente creativa e forte iniziativa. Amante della vita, il continuo imparare che essa fornisce e la meditazione.

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